Cinque buoni motivi per cui dovresti fare un Gap Year e risorse utili per pianificarlo

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Yogi | consulente di comunicazione | nomade digitale

Sviluppo idee creative per aiutare brand e destinazioni a trovare clienti grazie a contenuti web mentre gestisco male la mia dipendenza da viaggi e caffeina.

Oggi ti parlo di cinque buoni motivi per cui dovresti considerare di fare un gap year

 

L’idea di “Gap Year”, nasce in Gran Bretagna negli anni ’60 e si sviluppa in seguito in tutto il mondo.

Il Gap Year è un periodo di tempo che varia dai 9 ai 12 mesi, in cui ci si prende una pausa dallo studio o dal lavoro, per dedicarsi ad altre attività.

 

Cinque buoni motivi per prendersi un anno sabbatico

Nonostante sia una pratica diffusa a livello globale in Italia c’è ancora una resistenza generale verso l’idea di prendersi un anno sabbatico (dall’Inglese gap year).

 

Questa chiusura spinge ragazzi neo-diplomati a scartare a priori l’ipotesi di concedersi un anno di “pausa”, e a buttarsi a capofitto in un percorso di studi universitario, che, il più delle volte, si rivela inadeguato.

Quante persone conosciamo che hanno iniziato l’università solo perché era quello che “dovevano fare”? E ancora, quante altre non avevano la minima idea di quale percorso di studi volessero intraprendere fino a pochi giorni prima di iniziare a frequentare le lezioni?

 

Siamo abituati a vivere in un mondo che corre, dove le decisioni che dobbiamo prendere definiranno la nostra vita e il nostro futuro, e il più delle volte, non ci viene neanche concessa la possibilità di prendersi del tempo per poter decidere cosa vogliamo veramente e perché.

 

Qualsiasi diplomando, (e non solo,) ha subito questa condizione con conseguenze molto importanti sul proprio sviluppo personale e professionale.

 

Vediamo insieme quali sono cinque buoni motivi per cui prendersi un anno sabbatico è una buona idea, non solo dopo il diploma!

 

1. Tempo per pensare

Concedersi del tempo per fare delle esperienze, e sperimentare percorsi diversi, aiuta a chiarirsi le idee sul percorso che vogliamo realmente intraprendere e ci da gli strumenti necessari per raggiungere i nostri obiettivi.

Sono innumerevoli le cose che ho imparato grazie al confronto con altri ragazzi che ho conosciuto durante le mie esperienze di viaggio, volontariato o lavoro, sia quando mi trovavo all’estero che in Italia.

Pensiamo a quante cose non prendiamo in considerazione solo perché non le conosciamo, anche dal punto di vista professionale.

Prendersi un Gap year ci concede il tempo per sperimentare e decidere del nostro futuro con maggiore consapevolezza

 

2. Aumento del proprio senso di responabilità

Sia che si scelga di rimanere nel proprio paese, che si decida di fare una esperienza estera, (e soprattutto se si lavora) l’anno sabbatico è un ottimo modo per accrescere il proprio senso di responsabilità.

Si vive per la prima volta al di fuori della nostra comfort zone, lontano dalla famiglia e anche dagli amici più stretti.

Per la prima volta siamo chiamati a cavarcela da soli e questo ci spinge a trovare soluzioni e potenzialità dentro di noi che prima non credevamo neanche possibili.

 

3. Crescita personale

Che ci si impegni nel viaggiare, in esperienze di volontariato, o in corsi di formazione, confrontarsi con una realtà diversa dalla nostra ci spinge a crescere interiormente.

I programmi dedicati ai giovani, come quelli di volontariato internazionale o i campi di lavoro estero, sono volti a favorire lo scambio interculturale l’apprendimento di nuove competenze (come le lingue).

In generale favoriscono lo sviluppo del senso civico e il fondamento di un modo di pensare aperto.

Il senso di fiducia in se stessi che si acquista è smisurato.

Viaggiando o lavorando lontano da casa si superano quotidianamente tante piccole difficoltà che ci spingono ad aumentare la nostra autostima e con essa la capacità di confrontarsi con il mondo a testa alta.

4. Aumento dell’occupabilità

Sia che si decida di intraprendere un percorso di studi universitario, che si scelga di lavorare subito dopo la fine del proprio anno sabbatico, le aziende guarderanno a noi con occhi diversi.

Queste esperienze sono indicatori del fatto che si è pronti per confrontarsi con l’esterno, che ce la sappiamo cavare in situazioni sfidanti e che siamo in grado di assumerci le proprie responsabilità.

Quello che poi (erroneamente) si tende a non considerare, è il dato “personale” che fa la differenza dietro ad ogni processo di selezione.

Hai mai sentito parlare di soft skills?

Si tratta di quelle competenze slegate alla conoscenza specifica di un determinato lavoro ma estremamente importanti nel mondo delle relazioni, e ovviamente anche in quello aziendale. Ne sono esempi la capacità di adattamento alle esigenze del proprio team di lavoro, ma anche la curiosità o la proattività.

Viaggiando o lavorando in contesti a noi estranei se ne acquisiscono tantissime in maniera del tutto passiva. Non ce ne accorgiamo ma usciamo fortemente trasformati da queste esperienze e il mondo del lavoro cerca esattamente questo tipo di personalità.

Pensaci, chi assumerebbe qualcuno che è bloccato dall’insicurezza?  Che non prende mai una decisone per la paura di sbagliare? O che non è capace di moderare minimamente la propria personalità perché fino al giorno prima aveva sempre vissuto nella bolla di cristallo della sua famiglia?

Mi permetto di risponderti. Nessuno.

Io stessa ho vissuto un fortissimo senso di insicurezza dopo il completamento degli studi.

Le mie esperienze estere sono venute dopo, e al conseguimento della mia laurea da 110 e lode non ero in grado di fare assolutamente niente, oltre ad essere terrorizzata dall’idea di un colloquio di lavoro nel mio settore. (Eppure ho lavorato da quando avevo 15 anni, ma mi sentivo ugualmente bloccata).

Il mondo dell’università (nella maggior parte dei casi in Italia) non ha un sistema di partnership efficiente con quello delle imprese. I programmi di tirocinio sono spesso pro-forma e non consentono di formarsi davvero su un determinato lavoro.

Prendersi un anno sabbatico per lavorare, viaggiare o fare volontariato, ci prepara a superare senza difficoltà quello che per i più è un gradino insormontabile dopo il completamento degli studi. L’ottenimento del lavoro.

 

5. Aumento della felicità

Dedicare del tempo a noi stessi impegnandosi in qualcosa che ci appaga ci rende felici.  

Questo ha un valore che non è misurabile.

Il sistema di credenze in cui viviamo tende ad imporci modelli da seguire, strade da percorrere e un solo sistema di valori.

Questa omologazione ci rende spesso infelici. Si sceglie quel lavoro perché il pensiero della stabilità economica ci fa credere che da quello stipendio mensile arrivi tutta la nostra felicità. Si sceglie di studiare all’università perché è quello che fanno tutti; è ciò che si aspettano da noi i nostri genitori, oppure per gli stessi motivi si inizia a lavorare non considerando l’idea degli studi.

Prendersi del tempo per sperimentare e valutare ci porta a CAPIRE e a CAPIRSI meglio.

Trovando la strada che è più giusta per noi.

Così questo “anno” che può sembrare perso si traduce in una spinta positiva incredibile che porta con se produttività e risultati. Perché ognuno di noi da il massimo quando fa qualcosa che davvero lo rende felice.

 

Risorse utili per pianificare il tuo anno sabbatico

 

Leggendo questo articolo avrai notato che in realtà i motivi per cui chiunque dovrebbe concedersi un Gap Year nella vita sono molti di più di cinque!

Io sarò per sempre infinitamente grata a me stessa per aver superato quella paura iniziale ed essermi buttata nella mia prima esperienza estera.

Ho imparato una infinità di cose, conosciuto persone e culture incredibili e imparato ad accettare me stessa.

 

Qui sotto trovi del link utili ad organizzazioni che promuovono diverse attività:

EF: Education First (offrono diverse opportunità di formazione incentrate sull’apprendimento delle lingue. Ho partecipato ad un loro progetto a Brighton e successivamente ho svolto un tirocinio di 6 mesi in una azienda del territorio inglese)

ESL: Soggiorni Linguistici all’estero (simile ad EF combinano opportunità di studio e lavoro esteri incentrati sull’apprendimento linguistico)

Scambi Europei (contiene informazioni utili su progetti di lavoro estero, stage, esperienze di volontariato e altre opportunità)

Unione Europea: Portale Europeo per i giovani (tutte le opportunità dedicate ai giovani dall’Unione Europea)

Servizio Civile Universale Estero

Se scegli di fare una esperienza di volontariato internazionale oppure di lavorare viaggiando potresti trovare utili questi due articoli che ho scritto di recente:

Cos’è il Volontariato Internazionale e perché farlo  (in questo articolo parlo delle caratteristiche del Volontariato Internazionale dandoti le informazioni che ti servono per valutare queste esperienze)

Cinque modi per viaggiare gratis o spendendo pochissimo  (Qui invece trovi consigli utili su come lavorare in viaggio che puoi assolutamente sperimentare nel tuo Gap Year)

AYNI  (E’ un portale che fa da intermediario tra le organizzazioni impegnate in progetti di volontariato presenti sul campo, e i potenziali volontari che vogliono partecipare a questi progetti. Sul sito web trovi moltissime opportunità che ruotano intorno al settore della cooperazione internazionale)

Con una piccola ricerca online troverai moltissime altre organizzazioni e opportunità. Queste sono soltanto delle piccole linee guida.

Lo avresti mai detto che si potesse ottenere così tanto da un semplice anno sabbatico?

Mi sembra decisamente di più di una “pausa”

 

Cosa ne dici?

 

Silvia

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